Orario di Apertura - Lun. - Sab. dalle 10 alle 17.30 - Chiusura cassa ore 17.00

Le Cappelle Medicee

Il complesso delle Cappelle Medicee, al quale si accede dalla parte absidale della Basilica di San Lorenzo, comprende il sontuoso Mausoleo dei Principi e la michelangiolesca Sagrestia Nuova concepita come cappella funeraria della famiglia Medici.

 

La sagrestia nuova
Pensata già da Papa Leone X per ospitare degnamente i monumenti funebri del padre Lorenzo il Magnifico e dello zio Giuliano, insieme al fratello Giuliano duca di Nemours e al nipote Lorenzo duca di Urbino, la Sagrestia Nuova venne effettivamente iniziata solo nel 1520 per volontà del secondo Papa Medici, Clemente VII. Michelangelo si dedicò alla sua realizzazione fino al 1534, anno del suo definitivo trasferimento a Roma.
Adottando il modello architettonico della Sagrestia Vecchia, egli costruì un ambiente cubico sormontato da una cupola emisferica in cui gli elementi architettonici sono evidenziati dall’utilizzo della pietra serena. Lo spazio risulta però animato da una nuova concezione plastica dove la bicromia fra intelaiatura di pietra grigia e superficie intonacata esalta la drammaticità dei gruppi scultorei dei due monumenti funebri.
Nella Sagrestia Nuova il genio di Michelangelo si dispiega in tutta la sua monumentale grandezza.

 

La Cappella dei Principi
Emblematica realizzazione dell’autocelebrazione medicea, la Cappella dei Principi fu concepita da Cosimo I fin dal 1568, ma la sua costruzione prese l’avvio sotto il granducato di Ferdinando I, quando, in seguito ad un concorso indetto nel 1602, Matteo Nigetti, venne nominato responsabile del cantiere, carica che ricoprì fino al 1650.
I granduchi vollero rivestire le pareti del loro mausoleo con i materiali più preziosi ed incorruttibili: marmi e graniti policromi, diaspri, alabastri e lapislazzuli e perfino coralli e madreperle.
L’Opificio delle Pietre Dure, fondato nel 1588 da Ferdinando I, per secoli ha dedicato gran parte della sua attività alla decorazione della Cappella dei Principi.
I costosi lavori procedettero infatti con estrema lentezza prosciugando le risorse finanziarie del granducato.
Fu Anna Maria Luisa de’ Medici, ultima erede di una dinastia che si sarebbe estinta con lei, a voler imprimere al cantiere un’accelerazione decisiva, consegnando alla storia l’ultimo grandioso frutto del mecenatismo mediceo.